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Giornata della memoria: perché ricordare è ancora importante

Il 27 gennaio 1945 i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz venivano aperti, liberando i pochi sopravvissuti dall’orrore dell’Olocausto. In quel luogo oltre 1,1 milioni di persone persero la vita, uccise nelle camere a gas o stroncate da fame, malattie e violenze.

Il 27 gennaio 2026 ricorre l’81° anniversario di quella liberazione.
Eppure oggi, più che mai, sembra che la memoria di ciò che è stato si stia affievolendo.

Viviamo in un tempo in cui nel nostro Paese e nel mondo si alzano nuovi muri, reali e simbolici; in cui si punta il dito contro chi è diverso, contro chi è fragile, contro chi arriva da lontano. Un tempo segnato dalla paura, dalla chiusura e dall’intolleranza.

A tutto questo si aggiunge un pericolo sempre più evidente: quello di regimi autoritari che si presentano come democrazie, svuotando dall’interno i diritti, limitando le libertà, alimentando la paura e il controllo, e normalizzando linguaggi di odio e discriminazione.

Sono gli stessi meccanismi che, negli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale, alimentarono propaganda, razzismo e intolleranza, fino a sfociare nel genocidio perpetrato dalla Germania nazista e dai regimi fascisti contro milioni di uomini e donne: ebrei, rom, persone con disabilità, omosessuali, oppositori politici e religiosi.

La Giornata della Memoria serve proprio a ricordarci che quella tragedia, fatta di volti, storie, amori, speranze e vite spezzate, non è così lontana da noi. Non appartiene solo ai libri di storia, ma parla anche al nostro presente, in cui troppo spesso rabbia, odio e ignoranza prendono il sopravvento.

Quel 27 gennaio 1945 il mondo promise che progresso e cultura non avrebbero mai più permesso simili atrocità. Ma la realtà ci dimostra che ricordare non basta: bisogna continuare a studiare, a interrogarsi sul presente e a trasmettere alle nuove generazioni i valori del rispetto, della solidarietà e della convivenza.

Noi che viviamo lo sport e crediamo nello Spirito Olimpico e nei suoi principi abbiamo una responsabilità ancora più grande. Lo sport ha il potere di unire, di superare confini e differenze, di parlare ai giovani con un linguaggio semplice e universale.

Sta anche a noi promuovere inclusione, rispetto e speranza, contrastando ogni forma di razzismo e discriminazione.

Perché ricordare non è solo un dovere verso il passato, ma un impegno concreto per costruire un futuro migliore.